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Originariamente il doge veniva eletto dalla maggioranza della nazione ossia dalla totalità del popolo; sucessivamente però, per ovviare agli inevitabili disordini, fu deliberato (1172) di riformare la normativa, delegando 11 elettori scelti dal Maggior Consiglio, i quali a scrutinio segreto con la maggioranza di 9 voti, avrebbero eletto il Principe. Tale legge spogliava di fatto il popolo del naturale diritto elettorale, provocando conseguentemente una reazione violenta da parte delle frange più estremiste, costringendo la magistratura preposta a legiferare in materia, a modificare la formula citata con l'aggiunta della clausola, che prevedeva l'approvazione alla nomina dell'eletto al seggio ducale, da parte dell'assemblea popolare. Purtroppo con il passare degli anni questa clausola fu spogliata del suo significato più profondo e ridotta a pura formalità; in sintesi il Doge eletto avrebbe dovuto pubblicamente giurare fedeltà al popolo. L'unico comunque ad essre eletto con tale formula fu Sebastiano Ziani (1172), poiché dopo la sua morte, cominciarono le modifiche sempre più complesse, che introdussero un nuovo metodo di nomina incrociata dei membri designati alla elezione della più alta autorità nazionale. Un esempio fu quello di nominare 4 elettori ciascuno dei quali ne avrebbe eletti 10, per un totale di 40, i quali a loro volta durante uno scrutinio segreto avrebbero selto il Principe. Sucessivamente a causa di ulteriori modifiche si giunse alla formulazione del meccanismo attraverso il quale si elessero la maggioranza dei dogi compreso l'ultimo, Lodovico Manin il 9 marzo 1789.

 

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